Collezionando J.R.R. Tolkien

Archivio per febbraio 2008

Vecchie armi entesche nel Beowulf (e in Tolkien)

In Documenti on 28 febbraio, 2008 at 11:47 pm

Jason Fisher ha pubblicato una riflessione ben documentata su un espediente narrativo del Beowulf che sarebbe stato ripreso più volte da Tolkien nelle sue opere. L’ipotesi non è nuova tanto che lo stesso Fisher è stato ispirato dalla lettura del monumentale The History of The Hobbit, di John D. Rateliff.

L’espediente a cui ci riferiamo è l’uso in combattimenti epici di armi prodigiose le quali, svolto un ruolo indispensabile alla soluzione della vicenda narrata semplicemente scompaiono. Svaniscono. Per rottura, liquefazione, distruzione o scomparsa, ciò non importa. Il punto non è come svaniscano ma il fatto stesso che questi artefatti escano di scena subito dopo aver determinato il destino delle loro vittime. Così, nel nascondiglio della madre di Grendel l’eroe Beowulf troverà una spada. Con quest’ultima la ucciderà e spiccherà la testa al mostro. Nelle mani del principe geata rimarrà l’elsa “lucente di gemme”, la lama essendosi sciolta. Val la pena leggere gli splendidi versi:

Poi, quella spada prese | a causa del sudore
della battaglia, a sciogliersi | in ghiaccioli di guerra,
la lama bellicosa. | Che prodigio fu quello:
si fuse interamente, | proprio come fa il ghiaccio,
quando il Padre rilascia | i lacci del gelo,
scioglie i ceppi dell’acqua, | lui che governa i tempi
e le stagioni, l’autentico | Arbitro. Dalle stanze
il principe dei Wederas | dell’Ovest non prese
se non quella testa | e l’elsa lucente di gemme.
La spada si era già sciolta, | era bruciata la lama
cesellata: troppo rovente | il sangue del velenoso
Orco di Fuori, | morto lì dentro.
(Beowulf, cap. XXIII. Einaudi 1992)

Nello Hobbit Bard l’arciere scoccherà una freccia nera, cimelio di famiglia, al possente drago Smaug. Freccia che svanirà nelle viscere stesse del mostro, uccidendolo. Nel Signore degli Anelli, a Colle Vento, il Re Stregone trafiggerà Frodo con un pugnale la cui lama andrà in fumo:

Ardeva di una luce fredda. Quando Grampasso lo tenne in mano, videro che vicino all’estremità la lama era intaccata e che la punta era rotta. Ma guardandolo meglio, alla luce dell’alba che avanzava, rimasero sbalorditi, perché la lama parve squagliare, e svanì come fumo nell’aria: in mano, Grampasso stringeva ormai solo l’elsa
(La Compagnia dell’Anello, cap. “Fuga al Guado”).

Sui campi del Pelennor il coraggioso Merry trafiggerà a sua volta il Re Stregone usando una spada trafugata agli Spettri dei Tumuli. La lama, neanche a dirlo, a cose fatte l’abbandonerà:

Vide la sua arma per terra e, meraviglia! la lama fumava come un ramo secco gettato nel fuoco; ed egli che l’osservava la vide accartocciarsi, incenerirsi e scomparire.
(Il Ritorno del Re, cap. “La battaglia dei campi del Pelennor”)

Lo stesso Tolkien ammise la probabile e inconsapevole influenza dell’antico poema anglosassone, si veda in proposito lo stesso post di Fisher (ben documentato, l’abbiamo scritto).

Di tutto questo ciò che in realtà colpisce l’attenzione di Fisher, linguista provetto, è l’uso, in riferimento alla spada impugnata da Beowulf, delle parole anglosassoni ealdsweord eotenisc, in inglese “old entish sword”, “vecchia spada entesca”. Entish, entesco, è aggettivo che suona famigliare al lettore di Tolkien. Ma cosa avranno a che fare i pastori di alberi tolkieniani con le spade dell’antico poema anglosassone?

Ebbene, a quanto pare Tolkien derivò ent dalla letteratura anglosassone. Nel suo ragionamento Fisher, seguendo nei secoli e attraverso le lingue nordiche questo lemma, arriva a considerare ent traducibile in gigante. Dunque, la spada trovata da Beowulf nell’antro del mostro altro non era che una “vecchia spada di giganti”. Nulla di cui stupirsi visto che Grendel si pregiava di appartenere alla categoria e che, aggiungiamo noi, lo stesso Beowulf è sospettato a sua volta da più di uno studioso di esserlo stato. E’ curioso poi come il termine ent non connoti necessariamente una creatura dall’indole benevola o neutrale, ciò che il lettore di Tolkien potrebbe essere indotto a pensare. In effetti, rileva Fisher, il toponimo Ettenmoors usato per indicare una regione a nord di Rivendell (Gran Burrone) allude a una regione abitata da trolls, parenti piuttosto cattivelli degli ents (si veda anche il commento al toponimo proposto dalla Encyclopedia of Arda, la quale non sembra al corrente delle affinità linguistiche suggerite da Fisher). I lettori di C.S. Lewis ricorderanno come anch’egli fece uso del toponimo Ettenmoor (singolare) nelle sue Cronache di Narnia. E’ risaputo infine che Tolkien tentennò a lungo circa la vera natura di Barbalbero e dei suoi pastori di alberi. In ogni caso non li descrisse certo come buontemponi, piuttosto il contrario.

Se qualcuno poi si azzardasse a far notare, come in effetti è stato fatto, che nel Quenta Silmarillion gli ents sono creazione di Yavanna, divinità benevola che con la benedizione di Eru Ilúvatar li concepisce protettori di piante e alberi, ebbene Fisher rintuzzerebbe prontamente l’osservazione ricordando che questo evento, come tanti altri nel Silmarillion, altro non fu che un aggiustamento posticcio apportato al testo dall’autore successivamente alla pubblicazione del Signore degli Anelli. Una pezza insomma, assente nei testi primigeni, atta a collocare coerentemente i pastori degli alberi nel legendarium tolkieniano.

Sentieri Tolkieniani

In Eventi on 26 febbraio, 2008 at 12:01 pm

Sabato 17 e domenica 18 maggio si terrà presso il Castello di Osasco, a pochi chilometri da Pinerolo, la manifestazione Sentieri Tolkieniani. Percorsi di vita dalla Terra di Mezzo. Una due giorni dal programma piuttosto nutrito per un evento nato con un obiettivo preciso: far conoscere pensiero e spiritualità di Tolkien attraverso le sue opere.

Curiosità Tolkieniane

In Curiosità on 21 febbraio, 2008 at 9:01 am

Lo sapevate che secondo una edizione scolastica de Lo Hobbit gli elfi non sono altro che “genietti dell’aria, propri della mitologia germanica, che abitavano per lo più nella foresta”? Certamente è capitato anche a voi di passare notti in bianco domandandovi che aspetto possa mai avere l’incipit del Signore degli Anelli in, poniamo, ungherese. Ebbene potete soddisfare questa e altre curiosità grazie al recente aggiornamento di Tolkieniano, l’eclettico sito di collezionismo tolkieniano del quale abbiamo scritto in passato che in questi giorni ha pubblicato un godibile trittico: Curiosità Tolkieniane, Il 1° capitolo nelle diverse lingue e, dulcis in fundo, Versi dell’anello nelle diverse lingue.

Il Libro Nero del Mastio Rosso, Simonelli 2008

In Altre opere on 15 febbraio, 2008 at 11:29 am

L’editore Simonelli ha pubblicato in questi giorni Il Libro Nero del Mastio Rosso, di Alex Lewis. Originali il formato e il canale di distribuzione: un ebook accessibile via download dal sito dell’editore. Originale il contenuto, un’opera di fanfiction. Di regola non ci occupiamo di fanfiction. La proverbiale eccezione si deve alla presentazione al libro curata da Franco Manni, scritto che ospitiamo volentieri su Eldamar perché utile, oltre che naturalmente a inquadrare autore e trama, a ricordarci un particolare genere letterario oggi sottovalutato che pure in passato ha goduto di successo e prestigio nonché, in tempi più recenti, del favore del nostro J.R.R. Tolkien. – Oromë.

Il Libro Nero del Mastio RossoAlex Lewis è nato ad Oxford ed è vissuto a 100 metri da quella casa in Northmoor Road Oxford dove Tolkien ha scritto Il Signore degli Anelli. Ha conseguito un Bachelor of Sciences in Chimica e un Master of Sciences in “Polimeri”; ha anche conseguito diplomi in Management e in Scrittura Creativa. Come chimico ha lavorato in Europa e in Medio Oriente. È stato presidente della Tolkien Society dal 1988 al 1992, e ha scritto saggi su Tolkien per il Convegno del Centenario, per molti seminari tolkieniani, per le riviste Amon Hen e Mallorn [...]. Ha composto cinque cicli di canzoni su temi tolkieniani: The Fall of Gondolin, The Children of Hurin, The Flight of the Noldor e (assieme a Ted Nasmith) Beren and Luthien. Ha scritto poesie e racconti dall’età di 14 anni, romanzi dall’età di 20 anni, canzoni dell’età di 21 anni. Ha scritto fantascienza, fantasy e romanzi realistici. La sua saga fantasy principale (cinque libri già scritti e uno in corso) si svolge nel Mondo delle Fate e racconta le vite delle creature non-umane all’interno del loro ambiente proprio. Sta anche componendo musica per orchestra di vari generi.

Ha fondato la rivista Nigglings nel 1991 sullo spunto di tre racconti che erano serviti per raccogliere fondi per il compleanno di Priscilla Tolkien , essi ebbero così successo che coi soldi si poterono comprare regali anche per Christopher Tolkien e Rayner Unwin. Il nome “nigglings” deriva da un gioco di parole tra il nome del gruppo letterario di Tolkien, gli Inklings, e il nome del protagonista di un racconto di Tolkien, Niggle. Il verbo “to niggle” significa lavorare ossessivamente a qualcosa per ottenere la perfezione. Finora esistono 21 numeri ordinari della rivista – che contengono racconti ambientati soprattutto nella Terra di Mezzo – e 20 numeri speciali che sono di solito a tema o contengono romanzi brevi. Uno di questi romanzi brevi – A Glade in Ithilien – è già stato tradotto e pubblicato da noi sulla rivista tolkieniana Endòre e poi pubblicato integralmente come ebook: Una Radura nell’Ithilien, Simonelli editore, Milano, 2005. Anche un altro di questi romanzi brevi – The Black Book of the Red Keep – è stato tradotto a puntate su Endòre (numeri 8, 9, 10) ed oggi lo vedete pubblicato intero come e-book presso Simonelli Editore di Milano. Se dunque lo avete comprato, ora avete in mano (rectius, sullo schermo, trattandosi di un e-book) una storia scritta da un autore vivente, Alex Lewis, ma in qualche modo scritta anche da un autore che vivente non è più , John Ronald Reuel Tolkien. Siamo di fronte a una “Tolkien-inspired fiction”: Lewis prende le storie de Il Signore degli Anelli e de Il Silmarillion riguardanti il Re Isildur, e si insinua in mezzo ad esse inventando altre storie che però non abbiano contraddizioni con quelle di Tolkien, ma anzi, secondo Lewis, ne facciano emergere alcune sorprendenti (ma logiche) implicazioni.

Di certo non si tratta di una operazione nuova in letteratura: nell’Antichità era comunissima e i greci “poeti ciclici” scrivevano sequel, digressioni, integrazioni e – più in specifico similmente al nostro caso – anche variazioni alternative delle varie storie di Odisseo o Eracle o Teseo. “Ciclo troiano”, “ciclo tebano” e così via, tutta la mitologia greca è un corpus collettivo in cui lo spazio del copyright individuale è assai ridotto, e comunque limitato solo all’età Classica e a quella Ellenistica. In quella Arcaica e nel Medioevo ellenico semplicemente non esisteva. Ben più recentemente (ma sempre tanto tempo fa), in età Cristiana, vediamo il “ciclo carolingio” che dall’apocrifo Turpino si dipana fino all’umanista Boiardo e al rinascimentale Ariosto. Cosa ha fatto veramente Roland/Orlando, quale era “veramente” la sua personalità? E molto più intricati sono i casi dei cicli “arturiano” e “nibelungico”, cicli magmatici e di origini incerte in mezzo alle cui nebbie Chretien de Troyes e, rispettivamente, Snorri Sturluson si ergono né soli, né primi, né più creativi di altri. XIX secolo: Mary Shelley e Bram Stoker inventano il mostro di Frankestein e il conte Dracula e, nel secolo successivo decine di romanzieri e di registi compongono i rispettivi cicli, copiando, interpolando, variando, contraddicendo. Prima metà del XX secolo: Lovecraft scrive i racconti di Chtulhu e nella metà successiva del secolo altri scrittori li riprendono animando di nuovo Yog Sothtoth e Nyarlathotep [...]. E il versatile Stephen King riesce a imitare credibilmente lo stile narrativi proprio dell’ispettore Marlowe di Chandler e dello Sherlock Holmes di Conan Doyle (vedi: Stephen King, Nightmares and Dreamscapes, Viking Press, 1993).

C’è da dire che nel caso di Tolkien fu lo stesso autore ad auspicare l’avvento dei “poeti ciclici”. Nel 1951 scriveva a un suo possibile editore : “I cicli dovrebbero essere collegati a un maestoso insieme, e purtuttavia lasciare spazio per altre menti e altre mani”. (Letters, n° 131, George Allen & Unwin, London, 1981). Lewis non è il solo ad avere raccolto l’auspicio di Tolkien [...], ma lui è la persona che lo ha fatto con più costanza ed efficacia, non solo scrivendo “poemi ciclici” tolkieniani in prima persona, ma anche stimolando tanti altri scrittori e scrittrici a farlo, avendo fondato e dirigendo sin dal 1991 la vitale rivista Nigglings che a questo scopo è dedicata [...].

Ma veniamo – molto brevemente – a questo Il Libro Nero del Mastio Rosso. Esso parla di Isildur, il figlio di Elendil e re di Gondor, colui che tagliò il dito di Sauron nella battaglia dell’Ultima Alleanza e da esso tolse l’Unico Anello che, però, poi anch’egli perdette. Questo romanzo parla anche del Re Stregone, il capo dei Nazgul, che affrontò Gandalf, uccise Theoden e fu ucciso da Eowin e da Merry. Re Stregone il cui nome non fu mai pronunciato nelle storie di Tolkien. Come il romanzo di Lewis parla di Isildur e del e Stregone? Non possiamo qui dirlo per non anticipare informazioni importanti e così togliere la sorpresa al lettore. Diciamo solo che il romanzo pretende di rivelare atti e conoscenze del tutto inaspettate e paradossali per chi aveva letto solo la “storia ufficiale” e cioè quella scritta dagli Uomini di Gondor. Tutti i fatti sorprendenti e paradossali che Lewis “rivela” nel suo romanzo sono però – come egli si premura di dimostrare puntigliosamente in un dettagliato postscriptum del romanzo – sia sempre del tutto logicamente compatibili coi fatti narrati da Tolkien, sia spesso logicamente implicati da essi, come se fossero verità nascoste e più profonde che completano e spiegano con maggior e profondità e coerenza le verità – incomplete e più superficiali – della storiografia “ufficiale”. Ma “la storia è sempre scritta dai vincitori” conclude Lewis, un po’ polemicamente e un po’ amaramente.

- Franco Manni, presentazione a Il Libro Nero del Mastio Rosso, Simonelli 2008.

Una copia veramente speciale di The Hobbit all’asta

In Collezionismo on 10 febbraio, 2008 at 6:12 pm

The Hobbit, Allen & Unwin 1937 Va all’asta il prossimo 18 marzo da Bonhams una copia veramente speciale della prima edizione di The Hobbit. Come risaputo questo libro fu diffuso la prima volta nel 1937 in sole 1507 copie. Si tratta naturalmente del volume sognato da ogni collezionista, raro e molto costoso.

Quel che rende speciale la copia di cui stiamo parlando tuttavia non è il fatto che si tratti di una delle famose 1507 prime edizioni esistenti. E’ la presenza di una dedica speciale, autografata da J.R.R. Tolkien. Questo libro fu donato da Tolkien a una persona a lui molto cara e alla quale egli era particolarmente grato: Elaine Griffiths. Come ci racconta con dovizia di particolari il sito Tolkien Library è proprio a questa gentile signora inglese che dobbiamo la pubblicazione dello Hobbit. Fu lei che, avendo letto una copia dattiloscritta e incompleta dell’inedito, segnalò in maniera fortuita il romanzo all’editore Allen & Unwin il quale in seguito, in effetti, lo pubblicò.

Chissà, probabilmente senza l’intervento della signora Griffiths The Hobbit sarebbe rimasto poco più di un brogliaccio, il bizzarro divertissment di un professore oxfordiano, un racconto ad uso e consumo della famiglia Tolkien. Di conseguenza lo stesso The Lord of the Rings non avrebbe forse visto la luce. La casa d’aste Bonhams sembra (vuole?) crederlo davvero, così come pare convinta di poter spuntare non meno di 30.000 sterline, circa 40.200 euro, dall’incanto del prezioso tomo.

I nostri consigli di lettura

In Documenti on 6 febbraio, 2008 at 9:33 am

Nel corso del tempo ci sono giunte molte richieste di consigli di lettura. Il giovane neofita entusiasta che ha scoperto Tolkien grazie alla trilogia cinematografica e che ora vuole sapere tutto: vita morte e miracoli del suo autore-eroe. Il lettore di vecchia data che, riletto Tolkien in età matura, desidera rifletterci sopra. Capire magari cosa e perché lo aveva colpito in gioventù e cosa, invece, in età matura.

Rispondendo a queste richieste ci siamo resi conto di come, grazie alla rete, sia facile per chiunque rintracciare in pochi secondi il prossimo libro di Tolkien da leggere. Esistono ottime bibliografie. I siti di vendita online sono piuttosto aggiornati. I siti dedicati all’autore sono migliaia e le comunità di lettori non dimenticano certo il professore di Oxford. Il compito si fa ben più complicato per chi si metta alla ricerca di testi di approfondimento, in particolar modo se la caccia si limitasse, per forza o per ragione, ai soli titoli in lingua italiana.

Abbiamo pensato dunque di preparare un elenco di suggerimenti, una traccia o meglio ancora un invito alla lettura. Abbiamo raccolto in una pagina di Eldamar una scelta di dieci titoli italiani di diverso spessore e livello, in grado di soddisfare i palati più esigenti così come chi muove i primi passi nel cammino di approfondimento di un autore così atipico. Un percorso solo apparentemente tortuoso, in grado di rivelare piacevoli soprese e di regalare momenti di grande interesse.